venerdì 2 marzo 2012

LA DOMENICA NON HA PREZZO. il 4 marzo mobilitazione generale nelle piazze italiane ed eurepee per la proclamazione della giornata europea delle Domeniche libere dal lavoro.



2 commenti:

CommercioAttivo ha detto...

Massimo Mazzucchelli detto
marzo 3, 2012 a 14:23

Dal Corriere della Sera di oggi:

MILANO — Sei Regioni, una Provincia autonoma e centinaia di Comuni. La guerra burocratica all’articolo 31 della legge salva Italia non può fare affidamento su un’unica armata ma conta già numerosi fronti di battaglia. Uniti nella protesta contro la liberalizzazione degli orari dei negozi si ritrovano schieramenti politici opposti, sindacati e lavoratori, associazioni e piccole e medie imprese. Con la conversione del 22 dicembre 2011, il decreto Monti — tra altre rivoluzioni — ha lasciato ai commercianti assoluta libertà su orari di apertura e chiusura quotidiani, esentando i gestori anche dall’obbligo di rispettare lo stop per mezza giornata durante la settimana o il riposo domenicale e festivo. In pratica: si può lavorare 7 giorni su 7 e ovunque, anche lontano da località turistiche e città d’arte.
I ricorsi alla Consulta
Facendosi scudo della Carta e rivendicando le maggiori autonomie concesse nel 2001 dalla riforma costituzionale del Titolo V, tre Regioni provano a dire no al governo dei tecnici: Piemonte, Lombardia e Veneto hanno deliberato l’approvazione del ricorso alla Corte costituzionale contro le decisioni dell’esecutivo. La Toscana è orientata a impugnare le norme sulla liberalizzazione del commercio di fronte alla Consulta (anche se manca ancora la delibera di giunta) mentre Lazio e Umbria stanno ancora valutando se esistono o meno le condizioni per affrontare l’appello. Una prima bandierina, invece — in questo risiko di competenze — si può piazzare sulla Provincia autonoma di Trento, che ha puntato tutto su una diversa strategia di attacco.
La «vittoria» di Trento
Senza rivolgersi alla Consulta — «per non accendere un conflitto di rango costituzionale» — la Provincia autonoma di Trento guidata da Lorenzo Dellai, contraria a «una liberalizzazione che omologa l’intero territorio nazionale», ha ripiegato sulla tattica del ricorso al Tar: «Nel 2010 siamo stati i primi in Italia ad affrontare la deprogrammazione pubblica degli orari dei negozi con una riforma coraggiosa che ha superato il sistema arcaico vigente prima del decreto Monti — spiega l’assessore al Commercio Alessandro Olivi —. Abbiamo diviso i Comuni in turistici e non, dando ai primi la stessa forte autonomia che prevede ora il governo e a tutti gli altri una libertà da concertare con sindacati e commercianti». ......(continua sul Blog di Imprese che Resistono)

CommercioAttivo ha detto...

Questa è una guerra infinita, ma una cosa è certa :insieme alla distruzione del piccolo commercio si produrrà la fine di tante PMI nostre fornitrici,si renderà il territorio più povero e si manderà in soffitta il vero made in Italy!

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