domenica 21 dicembre 2014

Il viaggiatore del 24 aprile 2011

Il viaggiatore del 24 aprile 2011

RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE.

DA UN COMANDAMENTO MILLENARIO AL BISOGNO DEGLI UOMINI OGGI.

Ascoltiamo il parere degli esperti.

giovedì 4 dicembre 2014

Chiuppano. “A chi sa lavorare non serve tenere aperto la domenica”. Il credo di Lodovico Dal Santo

Chiuppano. “A chi sa lavorare non serve tenere aperto la domenica”. Il credo di Lodovico Dal Santo
Chiuppano. “A chi sa lavorare non serve tenere aperto la domenica”. Il credo di Lodovico Dal Santo
Ha più merce di un supermercato cinese e la qualità di un artigiano. Mentre parla sistema i maglioncini e piega le sciarpe accarezzandole come si accarezza un cucciolo. Gli scaffali  strabordano di merce, perché nelle botteghe di vicinato dei piccoli paesi, usa sempre così. ll negozio di  abbigliamento Lodovico di Chiuppano è da quasi  un secolo  un  punto di riferimento e il suo titolare, Lodovico Dal Santo, alla faccia della  crisi è sorridente e soddisfatto di come vanno e cose. E sfida la grande distribuzione una semplicità disarmante: “Chi sa organizzare il proprio lavoro non ha  nessun bisogno delle aperture domenicali”.
Dal Santo, ci racconta la storia del suo negozio?
A causa della Grande Guerra mia nonna Maddalena è rimasta vedova con un figlio di 1 anno. Per vivere si è rimboccata le maniche e ha aperto l’attività, che all’epoca trattava bassa merceria. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando mio padre andò al fronte, la nonna si ammalò per la tristezza. Ma quando lui fortunatamente tornò a casa, seguì le orme di sua madre e prese in mano il negozio. Da allora, eccoci qua.
Questo è  uno strano negozio di abbigliamento. In realtà ha di tutto.
Questo è il tipico negozio di vicinato e di paese. L’abbigliamento è il settore principale, per uomo, donna e bambino. Ma abbiamo di tutto, dalla biancheria per la casa all’intimo, dai pigiami al regalo. E’ per dare servizio completo ai clienti, a chi vuole fare riferimento a noi come punto vendita di fiducia. Qui, in poco spazio, si trova tutto.
Chiuppano è una piccola cittadina non propriamente turistica. Come fa un’attività come la sua a sostenersi di questi tempi?
La nostra clientela è formata al 60% da persone che arrivano da fuori. Segno che sappiamo lavorare e sappiamo dare un’offerta diversa dalla distribuzione di massa, che oggi rende tutte le città uguali. Non siamo schiavi della pubblicità, lavoriamo sul rapporto qualità/prezzo e ci identifichiamo.
Ci spieghi meglio.
I negozi in franchising di basso e medio riferimento si trovano in ogni città, con lo stesso allestimento, lo stesso prodotto e le stesse vetrine. E quegli stessi marchi si trovano nei centri commerciali. I clienti trovano le stesse cose dappertutto. Oggi ci sono pochissimi negozi che hanno un’immagine personale e diversa, con prodotto scelto dai titolari e che  propongono alternative e aiutano il cliente a sviluppare un gusto personale. Noi abbiamo tutto questo.
Come riuscite a competere con la grande distribuzione, le super aperture e gli orari non stop?
Io sono un gran lavoratore e vengo da una famiglia di lavoratori. E lavorando mi sono reso conto che con meno stress si lavora molto meglio. Ho 2 commesse che lavorano part-time, hanno tempo per la famiglia e aiutano me alleggerendomi. I negozi di vicinato garantiscono posti di lavoro di qualità, con contratti veri e rispettosi per le persone. Siamo aperti dal 1926 e da  allora le nostre domeniche  di aperture sono 2 o 3 l’anno. Siamo sempre rimasti in piedi e questo per un semplice motivo: sappiamo lavorare e gestire la nostra attività. I centri commerciali hanno la possibilità economica di tenere aperto la domenica, noi abbiamo la testa per tenerla chiusa. Se vogliamo costruire una società sana, la domenica è per la famiglia, per la natura, l’arte e la cultura.
Ma l’affluenza di un centro commerciale in città non sarà quella del centro di Chiuppano…
Alla fine la gente è la stessa e i soldi sono quelli. Con le aperture domenicali si è registrato un calo del 20% dei consumi. Direi che è un segnale negativo. I negozi di vicinato hanno merce che vale. Oggi i clienti sono disorientati perché con l’avvento dei prodotti cinesi la gente ha perso il senso del valore dei prodotti. E poi vuole mettere la soddisfazione di fare shopping in un centro cittadino, incontrando la gente e godendo il paesaggio?
Qual è la ricetta del suo successo?
La passione per il lavoro e l’amore per la vita. Sono ragioniere, ma amo il contatto con la gente, usare la fantasia e la creatività. Mi piace scegliere e anche consigliare i miei clienti a tirare fuori il bello che hanno dentro ed esprimerlo fuori con l’abbigliamento. Non forziamo l’acquisto, ci limitiamo a suggerire con buon gusto e simpatia.
Come immagina questo Natale?
Come il precedente. La gente adesso spende per cose utili e cerca un rapporto tra la qualità e il prezzo di ciò che compera. Per il resto, aspetta le svendite. Però c’è un aspetto bello della crisi. La gente ha riscoperto la vita vera, le emozioni e la bellezza della natura. Siamo cresciuti nell’abbondanza e prima c’era troppo. Ogni sera, prima di andare a letto faccio una riflessione: quando si ha l’indispensabile, quando si ha la famiglia, la salute, un lavoro e dei rapporti umani, che cos’altro si deve volere di più?

Anna Bianchini
 Cari colleghi ,dite la verità vi rispecchiate nelle parole di questo commerciante innamorato del proprio lavoro ? Io sì ,profondamente.

Giulia D'Ambrosio

giovedì 27 novembre 2014

UN INDUSTRIALE CON IL CUORE E CON L'AMORE PER L'ITALIA .CAMBIARE SI PUO'.

Cucinelli: Un parco e l’oratorio
al posto dei capannoni industriali
L’imprenditore umbro ha presentato il suo progetto «Per la bellezza»
che finanzierà con la fondazione privata. di Maria Teresa Veneziani


shado

Come si può far tornare l’Italia verde? Distruggendo il cemento. Dove oggi ci sono
sei capannoni industriali di 240 metri cubi (35.000 metri quadrati), su un totale di
11 ettari di terreno, sorgeranno tre parchi. E’ questa l’ultima utopia di
Brunello Cucinelli. Un’utopia che però diventerà realtà tra un anno e mezzo.
L’imprenditore ha presentato il nuovo piano d’impegno sociale insieme all’amico
architetto paesaggista Massimo De Vico al Piccolo teatro di Milano, davanti a una
platea internazionali. Un progetto decisamente ambizioso che — tiene a precisare
l’imprenditore del cashmere — viene finanziato dalla Fondazione di famiglia
(Brunello e Federica, la moglie) e non peserà in alcun modo sull’azienda quotata
in borsa.
Il «Progetto per la bellezza», questo il nome del piano, prevede la realizzazione di

mercoledì 26 novembre 2014

L'ECONOMIA DEL MOLISE

RAPPORTO ANNUALE DELLA BANCA D'ITALIA

N. 36 - L'ECONOMIA DEL MOLISE

Aggiornamento congiunturale, novembre 2014
Sommario
Nel corso del 2014 sono proseguite le difficoltà per l'economia del Molise. I segnali di miglioramento registrati sul finire del 2013 sono stati disattesi. Nei primi nove mesi dell'anno la domanda rivolta alle imprese industriali, anche quella proveniente dall'estero, è rimasta debole; l'attività industriale si è contratta. Gli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata e l'elevata incertezza sulle prospettive economiche continuano a condizionare la spesa per investimenti, rivista al ribasso anche rispetto ai già contenuti livelli segnalati all'inizio dell'anno. Le difficoltà dell'edilizia hanno interessato sia il comparto delle opere pubbliche sia quello residenziale. Nel terziario ha pesato l'ulteriore ridimensionamento dei flussi turistici diretti in regione.
Nei primi sei mesi dell'anno il mercato del lavoro in Molise ha mostrato segnali contrastanti. Il numero di occupati è aumentato; la crescita ha riguardato la componente maschile e quella del lavoro dipendente. È proseguito, tuttavia, l'elevato ricorso agli interventi di Cassa integrazione guadagni, connessi in misura crescente con la crisi strutturale di alcuni tradizionali settori di specializzazione dell'economia regionale.
È proseguita la contrazione del credito bancario alle imprese e alle famiglie residenti, seppure in attenuazione nel confronto con lo scorso anno. Nel settore produttivo, il calo ha riguardato tutte le principali forme tecniche di finanziamento ed è risultato più intenso nel comparto delle costruzioni. La debolezza della domanda di credito da parte delle imprese si è accompagnata a condizioni di offerta ancora prudenti.
Per le famiglie, alla persistente contrazione dei prestiti per l'acquisto di abitazioni, seppure mitigata rispetto allo scorso anno, si è associata la flessione dei prestiti al consumo. Le difficoltà del quadro congiunturale continuano a riflettersi negativamente sulla qualità del credito alle imprese, il cui tasso di ingresso in sofferenza ha registrato un aumento. Per le famiglie consumatrici, i flussi di nuove sofferenze, in lieve aumento, si sono mantenuti su un livello contenuto.

sabato 22 novembre 2014

Ormai è chiaro a tutti meno che al nostro Governo.I CENTRI URBANI SI SVUOTANO E LE PICCOLE ATTIVITA' SCOMPAIONO.PRETENDIAMO IL DIRITTO DI IMPRESA .QUESTA E' VIOLAZIOE DEI DIRITTI COSTITUZIONALI


Accade in tutta Italia purtroppo...

"Troppi centri commerciali nelle Marche", il mercato rischia il collasso.

La grande distribuzione si concentra soprattutto nell'area costiera mentre tende a scomparire man mano che ci si addentra nell'entroterra. Le conseguenze sono preoccupanti: i centri urbani si svuotano e le piccole attività scompaiono.

Alessandra Napolitano 12 Novembre 2014
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Le Marche hanno troppi centri commerciali, il mercato è ormai saturo. Il rischio per molti dei centri commerciali della regione è la chiusura. La grande distribuzione si concentra soprattutto nell'area costiera mentre tende a scomparire man mano che ci si addentra nell'entroterra. Le conseguenze sono preoccupanti. I centri urbani si svuotano e le piccole attività scompaiono. L'assenza di commercio  nei comuni con poche migliaia di abitanti, rende difficile il reperimento dei prodotti da acquistare. Basti pensare ad esempio agli anziani, spesso impossibilitati a spostarsi con la macchina per raggiungere un supermercato.
Inoltre, martedì il Consiglio Regionale ha approvato una ulteriore liberalizzazione degli orari che va ad avvantaggiare maggiormente la grande distribuzione. Con la crisi economica e con l'impiego di nuove tecnologie cambia anche il consumatore. Queste sono solo alcune delle riflessioni che il Pro-Rettore dell'Università Politecnica della Marche, il Professor Gian Luca Gregori, ha fatto in occasione della tavola rotonda: "Distribuzione e consumi, scenari futuri" organizzata da CE.DI. Marche.
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Un punto importante nell'evoluzione della grande distribuzione è stata la liberalizzazione di orari e aperture. Per anni ci è stata come una sorta di avversità nei confronti della grande distribuzione che ha portato alla nascita di numerosi punti vendita. Poi si è arrivati alla liberalizzazione. In un sistema del genere, senza una programmazione gli effetti sono problematici. Data la situazione economica attuale, il commercio va inserito in una strategia del territorio più ampia. Occorre tenere conto degli andamenti sociali, economici, dell'invecchiamento e delle esigenze della popolazione altrimenti il rischio è di avere un sistema distributivo non coerente con l'evoluzione della società.

giovedì 13 novembre 2014

L'avreste mai immaginato?Eppure è un'amara verità.


Partite Iva: dove c'è un lavoratore autonomo c'è rischio povertà
Se la fonte principale di reddito è da lavoro autonomo, una famiglia su quattro vive con meno di 9.456 euro annui. Dove si vive di pensione si scende al 20,9% e per i dipendenti al 14,4%. La Cgia: "Quando una partita Iva chiude bottega non ha nessuna misura di sostegno. Troppe barriere al reinserimento". Il popolo delle partite Iva "dimenticato" dalla Finanziaria
08 novembre 2014
(fotogramma)MILANO - Le famiglie
 con fonte principale da lavoro autonomo sono quelle più a rischio povertà. Nel 2013,
 il 24,9 per cento ha vissuto con un reddito disponibile inferiore a 9.456 euro annui
 (soglia di povertà calcolata dall'Istat). Praticamente, al lordo
 da Bankitalia, una su quattro si è trovata in seria difficoltà economica.

Per quelle con reddito da pensioni, il 20,9 per cento ha percepito entro la fine
 dell'anno un reddito al di sotto della soglia di povertà, mentre per quelle dei 
lavoratori dipendenti il tasso si è attestato al 14,4 per cento (quasi la metà rispetto
 al dato riferito alle famiglie degli autonomi). I dati presentati dall'Ufficio studi
 della Cgia dicono che la crisi ha colpito soprattutto le famiglie dei piccoli imprenditori,
 degli artigiani, dei commercianti, dei liberi professionisti e dei soci di cooperative.
 Dopo quasi sette anni di crisi, il cosiddetto ceto medio produttivo e' sempre più in
 affanno: oggi è il corpo sociale che più degli altri è scivolato verso il baratro della
 povertà e dell'esclusione sociale.

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